Cause dell’anoressia

Le cause dell’anoressia sono molte e complesse, e non certo riconducibili al solo fattore ambientale. Sebbene esista un legame fra anoressia e contesti culturali che considerano la magrezza una caratteristica importante, i fattori familiari e psicologici sono determinanti.

Occorre tra l’altro considerare che l’anoressia è più comune nelle femmine, con un rapporto di 10:1, ma si verifica anche nei maschi. (Vedi Anoressia maschile).

L’anoressia è caratterizzata dalla restrizione volontaria dell’assunzione di calorie, restrizione che porta ad assumere una quantità insufficiente di calorie. Chi soffre di anoressia è afflitto da un’estrema paura di ingrassare, anche se è sottopeso, e non ha percezione della propria magrezza, anche se grave.

Insieme alla bulimia è uno dei principale Disturbi dell’alimentazione

Criteri diagnostici dell’anoressia

Criteri del DSM-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali).

1. desiderio primario di limitare l’assunzione di calorie e di consumare cibo. L’assunzione è ben al di sotto di quella necessaria per mantenere la salute.

2. un’intensa paura di aumentare di peso. La persona che sta già perdendo peso finisce per preoccuparsi, in relazione a tale questione, sempre di più.

3.  Autopercezioni problematiche per quanto riguarda il peso e la forma del corpo, che può riscontrasi nel momento in cui l’individuo viene invitato a compilare un’autovalutazione. Sebbene il peso sia sostanzialmente ridotto anche in ragione di problemi di salute, l’apporto calorico continua a essere ridotto.

 

Le cause dell’anoressia

Contesto culturale

La pertinenza culturale: diversi gruppi culturali possono esprimere aspettative molto diverse per quanto riguarda il peso e l’aspetto del corpo. In quelle culture dove la magrezza è idealizzata, gli individui possono percepire una notevole pressione affinché mantengano un peso irrealistico e non compatibile con la salute.

La famiglia

Familiarità: i disturbi si manifestano più frequentemente quando sono presenti parenti già malati, specie se si tratta della madre.

Famiglie con aspettative eccessive, che esercitano una forte pressione affinchè il figlio raggiunga obiettivi sempre più elevati.

Mancanza di accudimento, trascuratezza nei confronti del figlio

Gravi conflitti familiari.

Maltrattamenti  psichici.

In generale, nella famiglia di una persona anoressica sembra non esserci spazio per l’ascolto dei bisogni del figlio, ma solo imposizione di idee e decisioni. La madre è spesso ansiosa, rigida, iperprotettiva. Questa mancanza di conferme rende difficile la costruzione del senso dell’identità e dell’autonomia, e lo sviluppo della coscienza del proprio corpo.

 

Eventi stressanti o traumatici

Essere derisi per la propria forma fisica

Violenze sessuali

Drammi familiari

Abusi da parte di familiari o persone esterne

 

Evoluzione dell’anoressia

Nella valutazione complessiva del quadro clinico, tuttavia, bisogna tener conto della capacità di organizzare o meno una valida attività difensiva.

In genere le ragazze che riescono a sviluppare una soddisfacente attività intellettuale riescono anche a mantenere un equilibrio più stabile. Evidentemente riescono a fare una identificazione con attività ritenute più “maschili” e quindi, in qualche modo, si sottraggono al conflitto della loro identificazione al femminile. Non è infrequente in questi casi che si stabiliscano dei meccanismi simili alla psiconevrosi ossessiva, soprattutto il meccanismo dell’isolamento, per cui riescono a tamponare le emozioni e gli affetti, scindendo completamente quest’attività da quella del pensiero.

Altro fattore importante è la possibilità di raggiungere una loro autonomia. Se riescono ad uscire dall ’ambiente familiare (per motivi di lavoro, per un matrimonio) in genere la situazione tende a stabilizzarsi e può mantenersi tale per anni.

In altri casi, invece, una maggiore fragilità dell’Io, l’incapacità di erigere difese e soprattutto un ambiente familiare gravemente patogeno conducono la paziente ad un progressivo peggioramento che può portare, in alcuni casi, alla morte per inedia.

 

 

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