Fare coming out in famiglia

 

Scoprire di essere omosessuali comporta per la persona reazioni sia personali, interiori, che pubbliche, interpersonali. Scoprirsi diversi porta a sentirsi disorientati e ad accettare con difficoltà le proprie emozioni. La possibilità di vivere serenamente le relazioni intime e la sessualità è resa difficile da sentimenti di vergogna e di colpa per la propria diversità, dalla consapevolezza che l’orientamento sessuale non è conforme al genere biologico, ma anche dal vivere la propria omosessualità in segreto.

Modi di fare coming out

La decisione di rivelare apertamente la propria omosessualità, cioè il coming out, è molto difficile, la persona si chiede se sia più sicuro tacere o affrontare le reazioni degli altri. Il timore del rifiuto, anche da parte della famiglia, rende la scelta della comunicazione del segreto un passo decisivo, che può essere affrontato in vari modi. I più diffusi sono l’esibizione spavalda, la confessione remissiva o il mantenimento del segreto.

  • L’esibizione spavalda è la modalità con cui la persona, in genere un adolescente dopo la sua prima esperienza sessuale, dichiara di colpo e impone la propria omosessualità ai familiari, senza dare loro modo di controbattere. In tal modo evita qualsiasi  momento di confronto e, ai genitori, la possibilità di capire e accettare gradualmente la nuova realtà. Questa modalità, determinata dall’incertezza e dalla paura del rifiuto, finisce col rendere più difficile l’accettazione dell’omosessualità della persona, proprio perché impedisce lo scambio, il confronto, e tende ad esacerbare le tensioni.
  • La confessione remissiva è caratterizzata da una sofferenza più evidente, tanto che spesso i familiari si accorgono che il figlio sta male anche prima che lui parli della sua omosessualità. Questa è vissuta dal ragazzo con dolore e rifiuto di quello che vive come un destino inevitabile. Possono emergere tratti depressivi che lo spingono al coming out.
  • Mantenere il segreto è la scelta di non rivelarsi né ai familiari, né agli amici, ma solo ai partner o all’interno di contesti relazionali omosessuali. In alcuni casi il segreto viene mantenuto solo con la famiglia e rivelato agli amici, in altri casi, più rari, avviene il contrario. In qualche caso la persona non riesce ad ammettere neanche a se stessa di essere omosessuale, pur avendo rapporti con persone dello stesso sesso.Per mantenere il segreto con tutti, anche con se stessa, la persona deve utilizzare dei meccanismi di difesa molto potenti, che portano a perdere di autenticità e alla sensazione di non stare bene con nessuno.

 

La reazione dei genitori

La fase in cui più spesso si presenta il tema della rivelazione è l’adolescenza, periodo difficile in generale, caratterizzato da un senso di ribellione nei confronti di ciò che i genitori rappresentano, incluso, in casi estremi, i valori legati al ruolo sessuale.

I genitori possono interpretare l’atteggiamento del figlio come una semplice ribellione adolescenziale, con il rischio che, se è una ribellione e viene minimizzata, il ragazzo esasperi i suoi comportamenti, mentre, se si tratta di una richiesta di riconoscimento del proprio orientamento sessuale, il non sentirla accolta può generare un senso di squalifica che rafforza la confusione.

Nel  momento del coming out i genitori tendono a reagire con intense emozioni, quali la delusione, la vergogna e la preoccupazione. Può determinarsi una grave crisi familiare e, a volte, anche un allontanamento tra i membri della famiglia.

I genitori in genere danno per scontato  che il figlio sia eterosessuale, e quindi devono confrontarsi con la delusione di scoprire che non è così, che non costituirà una coppia tradizionale, che non diventeranno nonni e non ci sarà una discendenza. Si possono distinguere:

  •  famiglie che accettano con una certa tranquillità l’omosessualità dei figli, quindi sono protettive in modo costruttivo, aiutano preoccupandosi solo che stiano compiendo la scelta giusta, che possano essere felici e non si espongano a situazioni pericolose.
  • famiglie che tendono a negare i segnali, magari anche precoci, del figlio, utilizzando il meccanismo di difesa della negazione, e queste famiglie sono quelle che vivono come maggiormente inaspettata la rivelazione, facendo sentire che non accettano la realtà che gli sta comunicando.
  • famiglie che rifiutano l’omosessualità, rifiuto che si può esprimere attraverso la convinzione che sia una patologia incurabile, oppure attraverso posizioni molto dure di rifiuto, che possono arrivare alle minacce, come l’allontanamento dalla famiglia, per indurre il figlio a rinunciare a vivere la sua omosessualità.

Decidere di rivelarsi

Esiste un rapporto fra la decisione di svelarsi e l’idea di come potrebbero reagire i familiari: i ragazzi che temono reazioni negative intense sono quelli che più facilmente mantengono il segreto. Tuttavia, a meno di reazioni fortemente negative dei genitori, lo svelamento ha effetti positivi sulla persona, mentre, al contrario, il mantenere il segreto ha effetti molto negativi sulla persona.

Anche se la reazione è negativa, ciò non vuol dire che non possano, gradualmente, cambiare la loro posizione, passando attraverso vari stadi, quali shock, tristezza, senso di colpa, imbarazzo e rifiuto, fino ad accettare l’omosessualità del  figlio. Le reazioni dei genitori sono parte di un graduale processo di adattamento, simile a quello che lui stesso ha vissuto per affrontare la propria omosessualità.

Molti genitori non sanno quasi nulla dell’omosessualità, spesso hanno interiorizzato gli stereotipi più diffusi e possono sentirsi in colpa pensando che l’origine dell’omosessualità sia legato ad un rapporto disturbato fra genitori e figli, come si è ritenuto per molto tempo anche in ambito clinico.

Il giovane che sta valutando se rivelarsi o meno, e in che modo, potrebbe quindi  considerare diversi elementi:

  • è improbabile che i genitori non abbiano mai percepito nulla;
  • è possibile che la sua idea che il coming out produrrà reazioni negative e di rifiuto nei genitori possa essere errata, frutto più che altro della sua paura;
  • la reazione negativa potrebbe solo iniziale e di breve durata;
  • prima di parlare con i genitori potrebbe provare con un amico fidato, attenuando così l’ansia;
  • non è detto che debba parlarne subito con entrambi i genitori, ma potrebbe iniziare con uno solo, quello con cui si sente più tranquillo; in un secondo momento parlarne anche all’altro;
  • in situazioni fortemente conflittuali può essere utile farsi aiutare da una figura professionale a rivelare il proprio orientamento sessuale, in modo da consentire alla famiglia di esprimere le proprie emozioni in un contesto terapeutico.

 

Riferimenti bibliografici

A. La Mesa, N. Rago, A. Daniele (2016), Se un figlio dichiara la propria omosessualità. Cinque ipotesi di lavoro con le famiglie

 

La dottoressa Paola Grasso riceve a Roma Nord, in Via Monte Senario 43

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