Lesbiche e maternità

Il desiderio di maternità è comune nelle coppie lesbiche, ma la realizzazione di questo desiderio in Italia, e non solo,  trova molti ostacoli.

Le coppie eterosessuali  vengono, in genere, spinte alla genitorialità dalla famiglia d’origine e dalle norme culturali condivise, mentre le coppie lesbiche subiscono i condizionamenti contrari. Se secondo le norme è sbagliato essere lesbica, ancor più lo è diventare madre, magari cresciuto da due madri.

Le preoccupazioni  della società nei confronti della maternità lesbica sono due.

  • La prima è che il bambino, crescendo in una società omofobica, possa essere stigmatizzato nella fase di socializzazione,
  • la seconda riguarda l’assenza di un modello maschile di riferimento, che potrebbe aumentare le probabilità che il bambino diventi a sua volta omosessuale, o sviluppare una confusione rispetto alla sua identità di genere.

Gli studi finora condotti  hanno dimostrato che i bambini cresciuti da madri lesbiche non hanno maggiori probabilità di diventare omosessuali rispetto a quelli cresciuti da coppie eterosessuali. Ricerche che si sono occupate dell’identità di genere dei figli di madri lesbiche, hanno pure confermato che l’orientamento sessuale dei  genitori  non influisce sullo sviluppo psico-sessuale del bambino.

Anche altre donne lesbiche, a causa dell’omofobia interiorizzata, possono essere contrarie alla maternità, rinunciandovi loro stesse, e criticando le donne che invece compiono questa scelta.

Concepire un figlio

Per concepire un figlio è necessario il seme di un donatore, e per averlo esistono tre possibilità: l’autoinseminazione  con donatore conosciuto, ricorrere alla fecondazione artificiale, avere un rapporto sessuale con uomo.

La PMA, cioè la Procreazione Medicalmente Assistita,  in Italia non è ammessa per le donne lesbiche, in quanto vi possono accedere solo le coppie e di sesso diverso. È  invece possibile, da sole o in coppia, in diversi paesi europei: Belgio, Danimarca, Finlandia, Gran Bretagna, Grecia, Olanda e Spagna. Questo fa sì che le donne che scelgono la PMA debbano recarsi all’estero, spesso molte volte, dato che l’inseminazione può non funzionare e deve essere ripetuta. Un’esperienza che le donne che l’hanno vissuta definiscono emotivamente molto dura.

I donatori possono essere anonimi, conosciuti ma con cui non si hanno contatti, conosciuti con cui si hanno contatti, e quelli che saranno co-genitori. La scelta dipende da cosa si ritiene giusto per sé, per la propria compagna, per il bambino e per il donatore.  Alcune donne preferiscono un donatore anonimo per timore che, se conosciuto, possa successivamente rivendicare il suo ruolo di padre. Negli U.S.A. esistono, nel caso di fecondazione assistita, tre tipi di donatori: conosciuto, aperto, chiuso. Quello conosciuto può essere un amico o qualcuno che desidera donare il proprio sperma, il donatore aperto è una persona di cui i bambini, dopo una certa età, potranno conoscere l’identità, cosa che non potrà avvenire con il donatore chiuso.

MADRI BIOLOGICHE E CO-MADRI

Le coppie lesbiche devono affrontare dei problemi particolari, legati alla presenza di due genitori dello stesso sesso: decidere come deve essere chiamata la madre non biologica, quali devono essere i suoi compiti e il suo ruolo. Le coppie possono avere figli nati da precedenti unioni eterosessuali, oppure concepiti all’interno della relazione attraverso l’inseminazione da donatore. In genere, nel secondo caso, i ruoli vengono definiti “la madre” e la co-madre”.

Le co-madri, dal punto di vista giuridico, non esistono, e ciò comporta diversi problemi:

  • non possono portare il bambino in ospedale,
  • parlare con un medico,
  • a volte neanche con gli insegnanti del bambino.
  • In caso di morte della madre biologica, non possono richiedere la custodia del bambino
  • se la relazione finisce, non hanno ugualmente alcun diritto a mantenere un rapporto con lui, con gravi conseguenze sia per il bambino che per la madre non biologica.

Alcune co-madri  si ritengono madri a tutti gli effetti, e comunque sono coinvolte emotivamente, affettivamente, e presenti nella vita del bambino al pari della madre biologica. È importante, quindi, che siano consapevoli di quali conseguenze, positive ma anche negative, può portare assumere questo ruolo.

Quando i bambini sono nati da precedenti unioni eterosessuali, la posizione della madre non biologica è diverso e il grado di coinvolgimento che avrà col bambino ha bisogno di essere delineato. Molte donne preferiscono non essere definite madri, sia perché il bambino ne ha già una, e un’altra creerebbe confusione, sia perché consapevoli che il loro ruolo sarebbe solo marginale.

La dottoressa Paola Grasso riceve a Roma Nord, in Via Monte Senario 43

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