La fobia del dentista

La fobia del dentista è caratterizzata da una paura intensa che va oltre la paura del dolore. E talvolta la sofferenza comincia ancora prima di entrare nello studio. E’ un sottotipo della fobia-specifica.

La paura del dentista è un fenomeno noto da centinaia di anni. Le prime cronache risalgono al Medioevo, e a quel tempo c’erano valide ragioni per aver paura del dentista. Da allora di strada i dentisti ne hanno fatta parecchia, in termini di tecnologie per ridurre il dolore e di conoscenza di quel delicato rapporto che si instaura con i pazienti. Eppure il timore del «cavadenti» rimane. I numerosi studi che hanno cercato di quantificare la diffusione di questa paura sono arrivati più o meno tutti alle stesse conclusioni: il 45 per cento della popolazione va dal dentista con una certa dose di ansia.


Le conseguenze

Ma il dato più preoccupante è quello che riguarda gli odontofobici veri e propri, quelli che non ci pensano neanche a farsi visitare: sono il 10 per cento della popolazione. Disdicono più volte gli appuntamenti, arrivano fino alla porta dello studio e girano i tacchi. E mentre i semplici ansiosi tendono a diminuire sembra che i fobici veri e propri non diminuiscano affatto. La fobia del dentista è uno dei principali motivi che allontanano i pazienti dalle cure odontoiatriche. Il 41 per cento di coloro che non si sottopongono periodicamente a tali cure dichiara che il motivo principale è proprio la paura del dentista.

Impatto sulla salute

La fobia del dentista ha un impatto sulla salute orale: le persone che ne soffrono presentano un’incidenza di carie, placca e tartaro, patologie gengivali, perdita di denti e ascessi nettamente superiore rispetto alla media. Ed è stata rilevata anche una progressione lineare: maggiore è la paura del dentista, più facilmente chi ne soffre tende a rimandare la visita, con evidenti conseguenze sulla salute orale.


Come si manifesta

C’è chi prova disagio ogni volta che si siede sulla poltrona del dentista, ma ciò non gli impedisce di essere puntuale alle visite di controllo. Un leggero aumento della pressione del sangue, qualche sudore freddo e nulla più. I bambini in genere sono soltanto spaventati, magari perché i genitori hanno raccontato loro che i dentisti usano il trapano e fanno le punture. Ma è solo da adulti che le paure si trasformano in ansia.
E poi c’è chi va ben oltre il disagio: sudori abbondanti, tachicardia, aumento della pressione arteriosa. Oppure, al contrario, la pressione scende all’improvviso, il paziente impallidisce e addirittura sviene sulla poltrona. A quel punto, in genere, si rinvia la visita e si fissa un nuovo appuntamento. Ma nella maggior parte dei casi, chi ha vissuto un’esperienza spiacevole tende a rimandare all’infinito la visita dal dentista

Le cause

Per interpretare questi casi sono state fatte numerose ipotesi.  

Secondo una teoria psicodinamica la fobia del dentista potrebbe essere il risultato di un duplice processo: una falsa connessione e un displacement. Una falsa connessione si instaura tra un oggetto o un ricordo associato a un evento traumatico subito in genere nell’infanzia e un particolare oggetto o elemento presente nello studio odontoiatrico, come per esempio la siringa o il trapano. Il displacement, invece, è lo spostamento dell’ansia provata in quella circostanza negativa nella visita odontoiatrica.

Secondo un’altra teoria, la fobia del dentista non ha alcuna attinenza con eventi traumatici vissuti nel passato. Seguendo le teorie di Jean Piaget sull’evoluzione psicosociale del bambino, questa teoria rileva che nella prima fase dello sviluppo, quella orale, il bambino comunica soltanto attraverso la gestualità della bocca. In pratica sopravvive solo tramite la bocca. È per questo che qualunque atto compiuto da estranei all’interno del cavo orale può essere vissuto come una minaccia al proprio equilibrio.

Nelle donne con fobia del dentista, le procedure odontoiatriche possono essere vissute come una violenza sessuale, mentre negli uomini la perdita dei denti frontali viene assimilata a una castrazione.
Altri psicoanalisti rilevano che la bocca è la via di accesso principale dell’organismo, occupa uno spazio rilevante nel potenziale campionario di fobie. L’arcata dentaria rappresenta in ciascuno di noi la soglia tra il dentro e il fuori.

I denti e il comportamento

Il legame tra i denti e alcune modalità di comportamento si evince anche dai modi di dire. Espressioni che fanno parte delle nostre consuetudini linguistiche tanto da non essere più notate per la loro valenza specifica, ma che caricano di significati la bocca e i denti. Ad es., “affrontarla con i denti”,  “farci strada con i denti’ “stringere i denti” per sopportare una sofferenza, per superare una paura e così via. E poi “averla presa sui denti”, “mostrano i denti”, “armati fino ai denti”, “dente per dente’:
Oppure dire a qualcuno le cose “fuori dai denti” e di “togliergli il dente”, che gli faceva venire idee impossibili».
Non bisogna sottovalutare poi che la regione orofacciale presenta una rappresentazione sovradimensionata a livello di corteccia cerebrale. Ciò significa che il cervello è sensibile a tutto ciò che riguarda la «principale via di accesso dell’organismo».

Otto suggerimenti per vincere la fobia del dentista


Individuare il dentista che va bene per voi

E’ importante fidarsi del proprio odontoiatra e sentirsi a proprio agio: se avete avuto esperienze spiacevoli non preoccupatevi, oggi molti dentisti sono preparati a gestire queste ansie. Già dalla prima visita è possibile valutare se chi avete di fronte usa un approccio psicologico corretto.


Descrivete le vostre paure
Raccontare il proprio problema a volte è più che sufficiente per alleviare la tensione emotiva. Se non bastasse, è importante che il dentista sappia che il proprio paziente ha bisogno di maggiori attenzioni, in modo che vi possa aiutare.


Non vergognatevi
Non bisogna avere timori nell’accettare la propria paura del dentista. Innanzitutto non siete soli: l’odontofobia è un problema diffuso e i maschi in particolare dovrebbero imparare ad ammettere la propria condizione: avere paura di qualcosa non sminuisce la virilità. Rende semplicemente più umani.

Che cosa vi spaventa di più
In alcuni casi è utile, parlando con il dentista, identificare gli aspetti del trattamento che vi spaventano di più: il trapano, l’iniezione o il timore di provare dolore nonostante l’anestesia.

Liberi da impegni e stress
Se prendete l’appuntamento con il dentista quando siete liberi da altri impegni, e quindi senza lo stress di ulteriori problemi, arriverete più rilassati. In generale è preferibile scegliere le ore del mattino e programmare sedute brevi, sottoponendo al dentista un problema alla volta.


L’informazione aiuta
Pretendete dal vostro dentista che vi spieghi ogni singolo passaggio della cura. Concordate con lui un segnale di stop nel caso il dolore diventi troppo forte: di solito, il fatto di avere la situazione sotto controllo aiuta a sentirsi più sicuri.

Niente eccitanti
Non assumete cibi o bevande eccitanti, come caffè, tè o bibite a base di cola, prima dell’appuntamento. È opportuno evitare di assumere le stesse sostanze anche la sera precedente, in modo da dormire bene e arrivare all’appuntamento riposati.

Visite più frequenti, meno problemi
È preferibile sottoporsi a una visita di controllo due volte all’anno. Questa assiduità, assieme a una corretta igiene orale, consente di ridurre il rischio di dover subire interventi più invasivi e quindi più temibili.

Guida pratica per genitori

Gli esperti hanno individuato una serie di consigli da dare ai genitori per evitare che i propri bambini diventino odontofobici:

  1. 1. La prima visita dovrebbe avvenire intorno ai tre anni di età del bambino. Quelle successive ogni 4-6 mesi, anche se non ci sono problemi. In questo modo il bambino potrà familiarizzare con lo studio dentistico e quando avrà bisogno di una cura non sarà spaventato dalla novità.
  2. Scegliete un dentista esperto in odontoiatria pediatrica (pedodonzia). Diffidate dei dentisti che, per mascherare la loro incapacità di lavorare sui bambini, dicono che sono troppo piccoli per poterli curare. In genere i bambini diventano collaborativi a partire dai due anni e mezzo.
  3. Non usate la minaccia del dentista a scopo punitivo, con frasi del tipo «se non lavi i denti, domani ti porto dal dentista che ti fa una puntura in bocca».
  4. Evitate di parlare in presenza dei bambini di interventi difficili subiti da voi o da vostri amici, e in generale di esperienze negative avute dal dentista.
  5. Non accettate di sottoporre vostro figlio ad anestesia generale, se non nei casi di estrema gravità e urgenza. Rivolgetevi piuttosto a un altro dentista in grado di risolvere il problema della non collaboratività del bambino con altri metodi, tra cui l’approccio psicologico e il gioco.

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