Dipendenza da shopping

Il concetto di dipendenza è sempre stato considerato in relazione all’uso di alcool e droghe, tuttavia, attualmente si considera l’addiction come un problema della mente, causato da cambiamenti della struttura e delle funzioni mentali.

Sia una sostanza chimica che un’esperienza emotiva possono essere così gratificanti da creare dipendenza, ed è ciò che si può verificare con lo shopping.

Lo shopping compulsivo

Lo shopping compulsivo è stato descritto da Kraepelin nel 1915 e da Bleuler nel 1924, e inserito fra gli impulsi reattivi patologici, ma non è stato più preso in considerazione per sessant’anni. Negli ultimi decenni l’interesse e gli studi sull’argomento sono andati aumentando notevolmente, confermando la problematicità del fenomeno e la sua crescente diffusione.

E’ un tipo di dipendenza che affonda le radici nei cambiamenti economici e sociali degli ultimi anni: le persone hanno a disposizione più denaro da spendere, l’uso delle carte di credito dà l’illusione di un credito senza limiti, la possibilità di acquistare on-line consente di comprare in qualsiasi momento della giornata. Tutto ciò modifica il modo di acquistare e il suo significato: i beni materiali assumono un ruolo molto importante per tutti, e si tende ad acquistare per sentirsi bene, per apparire migliori agli altri.

Lo shopping compulsivo è di un comportamento caratterizzato da un irresistibile impulso a comprare qualcosa qui ed ora, che, sebbene la persona che lo mette in atto riconosca eccessivo, viene ripetuto fino a provocare effetti dannosi per lei e le persone a lei legate, e viene ripetuto nonostante gli innumerevoli tentativi di controllarlo e porvi fine.

I beni non vengono acquistati perché necessari, convenienti  o per altri motivi concreti. Lo shopping compulsivo è, prima di tutto, un tentativo di regolare gli affetti, il sintomo di un conflitto interiore o di una problematica esistenziale.

La persona, inizialmente, può non vedere il comportamento come un problema, ma come qualcosa che dà sollievo immediato da ansia e stress, e gratificazione personale. Questa ricompensa iniziale rinforza il comportamento, portando a ripeterlo in modo sempre più compulsivo e ripetitivo e, diventando più frequente, la persona tende a sviluppare la fantasia di essere immune dalle conseguenze negative del suo comportamento, anche di fronte all’evidenza della sua pericolosità. Quando comincia a vederlo come una perdita di controllo, l’ansia e la frustrazione  aumentano, e ciò determina un circolo vizioso che fa sì che il comportamento continui, nonostante i tentativi di fermarlo.

Chi colpisce

I soggetti più colpiti sono le donne: secondo studi americani  il rapporto donne-uomini è di 9 a 1, particolarità che ha varie motivazioni. Le donne sono, in genere, più esposte alle informazioni sui beni di consumo e più portate a chiedere aiuto per problemi personali. Inoltre, a causa del loro ruolo sociale, tendono a sviluppare strategie di coping, cioè meccanismi di adattamento a situazioni stressanti, più passive ed emotive rispetto agli uomini. Le donne hanno appreso a risolvere i loro problemi in modi socialmente desiderabili, e lo shopping è socialmente accettabile e desiderabile, inoltre è qualcosa che è necessario fare e che fa parte del quotidiano femminile.

Per quanto riguarda gli uomini che soffrono di questo disturbo, questi sono giovani,  istruiti, ed hanno buone possibilità economiche. In particolare, tra gli adolescenti la disparità fra i sessi diviene meno significativa. I giovani sono più attratti dallo shopping degli adulti, mostrano un livello molto più elevato di addiction e un livello più basso di autocontrollo nelle spese.

La maggior parte degli acquirenti compulsivi si specializza nell’acquisto di certi prodotti: le donne soprattutto vestiti, scarpe, prodotti per il make-up, per la casa, e libri; gli uomini oggetti per la loro auto, attrezzature sportive e, in generale tutto ciò che esalta il loro prestigio. I prodotti acquistati sembrano quindi essere legati all’apparenza fisica e all’immagine esteriore.

L’età media di insorgenza è intorno ai venti anni, ma la presa di coscienza della gravità del problema arriva circa dieci anni dopo, a causa dei debiti contratti, di problemi legali, senso di colpa, rimandi da parte delle conoscenze, del tempo eccessivo utilizzato per lo shopping.

Le cause

I soggetti afflitti da shopping compulsivo presentano delle caratteristiche psicologiche quali la vulnerabilità narcisistica, la dipendenza psicologica, la tendenza alla depressione, l’intolleranza agli stati affettivi intensi e una compulsività  generalizzata.

La vulnerabilità narcisistica comporta una difficoltà relativa al fare bene o fare male, all’essere buoni o cattivi agli occhi degli altri, e una grande vulnerabilità nei confronti di sentimenti di fallimento e umiliazione. Lo shopping compulsivo rappresenta un modo per riparare la percezione di sé.

Con dipendenza psicologica si intende un senso di sé legato alla reazione degli altri, al bisogno di dimostrare il proprio valore.

L’intolleranza agli affetti è l’incapacità di sopportare sensazioni dolorose: ogni esperienza spiacevole viene intesa come prova di inadeguatezza personale, provocando sentimenti intollerabili che devono essere sostituiti con attività che portino ad un senso positivo di sé.

La compulsività  generalizzata è la tendenza a mettere in atto, ripetendoli, comportamenti che la persona sente dannosi per sé. Nello shopping compulsivo immagina che un nuovo acquisto possa renderla migliore e più apprezzata dagli altri.

Nell’infanzia di queste persone possono essere presenti esperienze che ne hanno alterato lo sviluppo: abusi, rotture di legami emotivi con una persona significativa, mancanza di supporto emotivo , deprivazione dal punto di vista affettivo e magari eccessivo accudimento dal punto di vista materiale.

I trattamenti

Esistono diverse forme di trattamento dello shopping compulsivo: la psicoterapia individuale, quella di gruppo, il counseling  specifico per questo problema, e il trattamento farmacologico.

La  psicoterapia psicodinamica è la più indicata soprattutto per le persone disposte, e in grado, di compiere un percorso di esplorazione che consenta una comprensione profonda del senso e dell’origine del problema.

La terapia di gruppo è efficace in quanto combina supporto fra pari, incoraggiamento, feedback e confronto, tutti guidati da un clinico, che creano un ambiente ideale per avvicinare e comprendere il problema.

Il counseling  per lo shopping compulsivo prevede che il terapeuta  affronti apertamente il tema del denaro, per comprendere il rapporto con esso, il significato simbolico che gli viene attribuito e il modo per imparare a gestirlo.

Il trattamento farmacologico con psicofarmaci può essere indicato nei casi in cui siano presenti altre condizioni patologiche o altre addiction.

 

Riferimenti bibliografici:

Caretti V., La Barbera D. (2005). Le dipendenze patologiche

La dottoressa Paola Grasso riceve a Roma Nord, in Via Monte Senario 43

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