Psicologia della coppia gay

Negli ultimi 40 anni le coppie gay sono state oggetto di studi e ricerche, finalizzate a comprenderne caratteristiche e peculiarità.

Cristina Chiari (Cristina Chiari e Laura Borghi, Psicologia dell’omosessualità, 2009) rileva che inizialmente molti studi sono stati condizionati dal pregiudizio che una coppia debba basarsi sulle differenze di genere, pregiudizio sostenuto dalle stesse coppie gay che, avendo come unico modello quello eterosessuale, si strutturavano e presentavano secondo quel modello, quindi dandosi i ruoli classici di uomo e donna.

Si è poi visto che la coppia gay non è un’imitazione di quella etero ma, pur essendo una coppia a tutti gli effetti, vive una realtà differente, con problemi, caratteristiche proprie, e soprattutto  in cui non esistono maschio e femmina.

Chiari identifica poi un altro quesito, cioè se le coppie gay siano fusionali o competitive. Si riteneva infatti che la somiglianza portasse alla fusionalità, perché ogni membro della coppia, rispecchiandosi nell’altro, non potesse costruirsi un’ identità individuale e una propria autonomia. Sembra invece che la fusione non sia una caratteristica di queste coppie ma costituisca, al contrario, un fattore di protezione nei confronti di un ambiente esterno discriminatorio, che non le riconosce, mentre, all’interno della coppia, possono ritrovare identità e riconoscimento. Per quanto concerne la competitività, è possibile che l’appartenenza allo stesso sesso porti ad una maggiore intimità ma anche ad un maggior grado di conflittualità.

Un altro pregiudizio riguarda l’instabilità dei rapporti omosessuali, secondo il quale i gay sarebbero portati a incontri e relazioni brevi e superficiali, e incapaci di realizzare legami stabili. Non solo, ma questi rapporti sarebbero insoddisfacenti, con la conseguente ricerca di altri partner. In realtà un numero elevato di gay vorrebbe avere relazioni stabili, e alcuni studi confermano che circa il 50% vive una relazione stabile ed esclusiva.

Per quanto riguarda il grado di soddisfazione, in diverse ricerche sono stati confrontati il grado di soddisfazione di coppie eterosessuali e coppie gay, e i risultati sono stati molto simili, dimostrando che le coppie gay funzionano in modo non diverso da quelle eterosessuali.

Le ricerche si sono incentrate anche su come le coppie gay gestiscono la vita quotidiana, quindi gli impegni domestici, le decisioni, e così via. In questo ambito si sono riscontrate delle differenze rispetto alle coppie eterosessuali: quelle gay tendono ad assegnare i compiti sulla base di interessi e capacità personali, sono quindi più portate a darsi un’organizzazione più specialistica, cercando comunque di mantenere un equilibrio nella distribuzione dei compiti. Per quanto riguarda le decisioni e la gestione del denaro, e il potere in generale, le coppie gay tendono ad essere più egualitarie e paritetiche, dal che deriverebbe una maggiore facilità nella soluzione dei conflitti ed un minore grado di violenza fisica e psicologica (Borghi, 2006)

Le coppie gay presentano una differenza rispetto a quelle eterosessuali: quest’ultime hanno, in genere, il progetto e la possibilità di diventare genitori, il che le aiuta a mantenere la relazione anche quando i sentimenti hanno perso d’intensità. La coppia gay deve invece basare la relazione soprattutto sui sentimenti e, quando il periodo dell’innamoramento finisce, deve dare un nuovo senso allo  stare insieme, quindi elaborare nuovi progetti e trovare nuovi significati.

La dottoressa Paola Grasso riceve a Roma Nord, in Via Monte Senario 43

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