I figli e la separazione dei genitori

La separazione dei genitori costituisce per il figlio un’esperienza dolorosa, in cui perde la dimensione in cui è sempre vissuto, che lo ha rassicurato, ed è stata la base della sua vita fino a quel momento. E ciò provoca in lui un disagio che può essere anche grave.

G. Santi (V. Cigoli, G. Gulotta, G. Santi, “Separazione, divorzio e affidamento dei figli”) riporta che dalle ricerche condotte fino alla metà degli anni ’70 emergeva una correlazione positiva fra patologia psichiatrica infantile e disgregazione familiare, dovuta all’assenza della figura paterna. In particolare furono identificate tre aree di disadattamento:

sociale: disadattamento e comportamenti antisociali  sarebbero più frequenti nei figli dei separati;

psicosessuale: soprattutto i maschi avrebbero problemi rispetto al ruolo sessuale e comportamenti inadeguati, le femmine inadeguatezza nelle relazioni con gli uomini;

scolastico: ci sarebbero delle difficoltà legate al dover elaborare la perdita della figura paterna che andrebbero a discapito dell’impegno scolastico.

Successivamente, rileva Santi, altre ricerche hanno però evidenziato che:

 l’assenza della figura paterna è un fattore, ma non l’unico, all’interno di un’insieme di fattori collegati;

il rapporto con il genitore non si interrompe, ma continua, sebbene con tempi e modalità diversi;

se il rapporto non si interrompe, le conseguenze negative vanno ricondotte alle modificazioni che si verificano nella rete dei rapporti familiari e relazionali.

Il modo in cui una separazione viene vissuta, e il disagio che ne deriva, può essere diverso da bambino a bambino. La sua possibilità di adattamento dipende da vari fattori, come l’età, la personalità e la capacità di superare un trauma.

A seconda dell’età vi sono comportamenti più frequenti. Nei bambini più piccoli  può verificarsi  una regressione del comportamento, a livello del controllo sfinterico, affettivo, con richieste continue di affetto, ricerca di oggetti non più usati, disturbi del sonno e dell’alimentazione; fra i 3 e i 5  anni può esserci un’auto-colpevolizzazione, oppure un aumento dell’aggressività, in età scolare possono prevalere l’insicurezza, la tristezza e i sintomi psicosomatici. Durante l’adolescenza il disagio, già tipico della fase, può portare ad un aumento dell’ansia e a problemi comportamentali e ad atteggiamenti ostili verso uno o entrambi i genitori. Può verificarsi anche uno schierarsi nettamente con un genitore, arrivando ad allontanare l’altro.

Come aiutare il figlio

Determinante è il modo in cui la famiglia vive gli aspetti emotivi e relazionali, amplificando o diminuendo il grado di disagio del figlio. Sono molte le cose che una coppia che si separa può fare per aiutare il figlio.

Il primo passo è comunicare al bambino ciò che sta accadendo, perché il figlio deve sapere, non deve rimanere nel dubbio. Il modo varierà a seconda dell’età, ma è importante che gli venga spiegato, in modo semplice e chiaro, che cosa accadrà:  dove e con chi vivrà, quando vedrà l’altro genitore, e così via.

Il bambino tende a sentirsi colpevole, perciò è importante rassicurarlo che la decisione è dei genitori e lui non ha alcuna colpa.

E’ anche importante che sappia che il rapporto con i genitori continuerà, ed entrambi continueranno ad amarlo,  che lui potrà continuare ad amarli e mantenere una relazione serena e significativa con tutti e due.

Se la separazione è sempre un evento doloroso, è però determinante il modo in cui si strutturano i rapporti fra i genitori e  il bambino, e fra i genitori stessi. Un alto livello di conflittualità può avere conseguenze estremamente negative, anche più della separazione stessa.

L’esempio più frequente è quello del genitore che critica l’altro, lo svaluta come persona o come genitore, ma ancora più grave, è usare il bambino per ferire o attaccare l’altro genitore, o cercare di spingere il bambino a schierarsi contro di lui.

E’ dunque importante che i genitori non esprimano davanti ai bambini in modo esasperato i loro pensieri e le loro emozioni negative, come la rabbia e il rancore. E che lascino fuori il figlio da qualunque conflitto di coppia.

Al contrario dovrebbero cercare di mantenere, nei limiti del possibile, un dialogo fra loro e una collaborazione per ciò che riguarda i compiti e le responsabilità dei genitori. Ciò significa, tra l’altro, prestare una maggiore attenzione ai vissuti del bambino e cercare di essere  il più possibile empatici.

Riferimenti bibliografici

V. Cigoli, G. Gulotta, G. Santi (2007) ” Separazione, divorzio e affidamento dei figli”

 

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